Hanno lo scopo di uniformare l’incarnato e fungere da base per migliorare le prestazioni dei consetici che saranno applicati in una fase successiva. Parliamo ovviamente dei Primer Viso, che sono disponibili sul mercato, in diverse formulazioni. Ci sono quelli neutri, che hanno solo il compito di rendere l’incarnato più liscio e omogeneo, minimizzando le imperfezioni ma senza modificare il tono. Esistono anche quelli che oltre a uniformare, contengono perlescenze che conferiscono un finish brillante rendendo il viso più fresco e luminoso.

A seconda delle proprie esigenze, c’è un primer più adeguato e un altro meno dincato: per chi ha problemi di segni del tempo e rughe, in commercio ci sono primer dall’azione liftante e rimpolpante mentre per chi ha problemi di occhiaie, ci sono primer che promettono di cancellare le discromie regalando un incarnato più compatto e omogeneo. Rispettando la teoria dei colori complementari, chi ha problemi legati a rossori o couperose, deve utilizzare un primer nella nuance del verde mentre chi ha un colorito giallastro e opaco, dovrà applicare primer di colore viola.

Ma vediamo come utilizzarle al meglio. Prima di tutto, pur chiamandosi primer, queste emulsioni non vanno applicate come primo passaggio assoluto. Il viso va innanzitutto idratato, applicando una crema idratante che non sia troppo corposa e grassa. Solo in seguito va steso il nostro primer. Possiamo farlo con più metodi: con un pennello da fondotinta, partendo dai lati del naso fino a “tirarlo” sulle guance e verso le tempie oppure con le mani per poi picchiettarlo con una spugnetta in lattice. Una delle domande più frequenti che si pone chi è alle prime armi in fatto di basi e primer è questa: “Ma dopo bisogna applicare anche il fondotinta e la cipria?”

La risposta, anzi le risposte, sono molteplici: il primer funge da base, ma per completare il make up e ottenere più coprenza, bisogna applicare prima il fondotinta per poi fissare il tutto con una cipria. Se invece, non desiderate un effetto troppo coprente ma volete realizzare un trucco molto leggero e semplice, potete applicare solo un primer e una crema colorata, evitando di utilizzare la cipria se amate avere un finish luminoso. Ciò perchè la cipria va ad opacizzare coprendo del tutto le perlescenze e i riflessi di luce, che sono contenuti nel primer che abbiamo precedentemente applicato. E soprattutto d’estate è molto piacevole in particolar modo quando la pelle è abbronzata, mostrare un colorito sano, naturale e luminoso.

Un suggerimento: utilizzate i primer viso con molta parsimonia, evitando di trasformarli in un gesto abituale.


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A questo gruppo denominato cicorie appartengono differenti varietà.

Nella scheda di coltivazione saranno trattate solo la scarola,  l’indivia ed il radicchio.

Cenni botanici
Scarola o anche Indivia scarola
Nome scientifico: Cichorium endivia L.var. latifolium Hegi
Famiglia: Compositae
Paese d’origine: Bacino mediterraneo

Indivia o anche Indivia riccia

Nome scientifico: Cichorium endivia L.var.crispum Hegi
Famiglia: Compositae
Paese d’origine: Bacino mediterraneo
Radicchio
Nome scientifico: Cichorium intybus L.var.foliosum Bischoff
Famiglia: Compositae
Paese d’origine: Europa meridionale

Dati Statistici
La coltivazione delle cicorie in Italia ha un’estensione totale di circa 28.000 ettari in pieno campo e 230 ettari in serra, di cui circa 13.000 ha di indivie e scarole e 15.000 ha di radicchio.

Generalità
Considerato il vasto numero delle differenti varietà di cicorie, cercheremo di dare solo alcune indicazioni generali.
Le cicorie, in generale, non vengono concimate per fertirrigazione, o comunque non si ricorre cosi spesso alla microirrigazione, a differenza delle lattughe che spesso si coltivano in serra, per le quali si hanno anche interessanti esperienze in idroponica.
Le cicorie in generale temono gli arresti di vegetazione, causati principalmente da carenze idriche, per questo è importante scegliere dei terreni freschi e con una buona capacità idrica. Le cicorie non sono molto esigenti in nutrienti, ma sono sensibili alla salinità.
Bisogna fare attenzione alle concimazioni organiche troppo recenti (la concimazione organica va effettuata alla coltura precedente) ed agli eccessi d’azoto, sia organico che minerale, che rendono la pianta sensibile alle malattie e possono portare ad accumulo di nitrati nelle foglie.
Ruolo e apporto dei nutrienti

Un giusto apporto di nutrienti è fondamentale per la produttività dei vari tipi di cicorie, riguardo al notevole sviluppo della vegetazione. Per l’azoto ed il potassio, il periodo di più intensa asportazione coincide con la differenziazione dell’apice caulinare e con il periodo di maggior produzione.
E’ accertato che il calcio migliora la serbevolezza dei cespi ed il magnesio ne migliora la colorazione.

Tecnica di coltivazione
Il fosforo ed il potassio ed una piccola parte d’azoto (non nitrico) saranno apportati prima dell’impianto della coltura. L’apporto d’azoto sarà frazionato poi in copertura, secondo le regole generali di concimazione; si distribuisce la razione d’azoto calcolata, tenendo presente che una parte può essere apportata anche per via fogliare.
Applicazioni fogliari con nitrato di calcio, nitrato di magnesio o altri fertilizzanti specifici contenenti azoto, calcio e magnesio, concorrono a limitare gli eventuali problemi di necrosi marginale.
L’irrigazione è una delle operazioni colturali più importanti, data l’abbondante produzione di materia vegetale in poco tempo. E’ determinante mantenere un buon grado d’umidità del terreno, senza mai provocare eccessi idrici e/o ristagni d’acqua. Il volume  d’adacquamento stagionale varia da zona a zona e secondo l’epoca di coltivazione. Le cicorie sono poco tolleranti alla salinità.


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Unghie sane e forti, ma anche curate e originali. Una delle tecniche più utilizzate per tenerle sempre in ordine, è la French Manicure che può essere di 2 tipi, classica, con lunetta bianca e unghia trasparente o al massimo dipinta con smalto lattiginoso, e colorata, che è uno dei trend più amati degli ultimi anni, con unghia trasparente e lunetta colorata, per un risultato fresco e alla moda. In entrambi i casi, la prima mossa da fare resta quella di applicare una base trasparente, che ha lo scopo di fare da primer e di proteggere l’unghia. Per quanto riguarda la french tradizionale, ci sono diversi metodi per realizzarla in casa, con una spesa minima e un esito sorprendente. Possiamo farlo in 3 modi: a mano libera oppure utilizzando delle lunette adesive o del semplice scotch.

Per quanto riguarda la prima tecnica, bisogna pulire bene il nostro pennello, accertandosi che non sia troppo intriso di smalto. Utilizzeremo ovviamente uno smalto bianco super coprente e posizioneremo il pennello al lato dell’unghia facendolo scivolare sino al centro, per poi girarlo verso l’altro lato. Se facciamo qualche errore, per rimuovere le sbavature utilizzeremo la penna specifica per cancellarle. In questo modo eviteremo la presenza di lunette frastagliate e disomogenee.

In commercio propongono delle lunette adesive che sono adatte a chi non ha la mano ferma e la giusta dimistichezza per realizzare una discreta french a mano libera. Si utilizzano applicandole sopra la parte bianca dell’unghia, passando lo smalto nell’area in cui non c’è la lunetta adesiva. Se non riusciamo a procurarci le lunette adesive, possiamo utilizzare del semplice scotch che sarà ritagliato seguendo la linea naturale della classica lunetta e posizionato partendo dal lato dell’unghia sino a quello opposto.

C’è chi preferisce la frech classica, perchè è versatile, slancia la mano, e la rende più elegante e sobria. Ma in vista dell’estate, c’è anche chi desidera cambiare e avere mani e unghie colorate e vivaci. Da qui l’esigenza di realizzare delle french colorate utilizzando lo stesso procedimento di cui abbiamo parlato sinora, ma sostituendo lo smalto bianco da french con uno colorato; di grande tendenza sono a tal proposito, gli smalti nelle nuances dell’azzurro, del rosa peonia, dell’arancio, del verde acqua o del fucsia. Volendo, se vogliamo osare e sfoggiare unghie colorate ma anche molto originali, possiamo cambiare la forma della lunetta che può essere lineare od obbliqua.

Per realizzare quella obbliqua partiamo dalla punta dell’unghia, saliamo su, facciamo aderire perfettamente lo scoth e applichiamo lo smalto colorato nella zona dove non c’è l’adesivo. Se preferiamo la versione lineare, basta realizzare una linea dritta, invece di seguire la forma naturale della nostra lunetta. In genere questo tipo di frech è accompagnato da una nail art: ad esempio sulla french obbliqua possiamo disegnare dei pois o delle righe che attualmente fanno tanto fashion.

Com fare? Sempre con strumenti casalinghi come uno stuzzicandenti! Nel caso dei pois basta intingere la punta dello stesso nello smalto per disegnare dei cerchietti molto piccoli sulla parte interna della nostra lunetta mentre nel caso delle strisce, basta disegnare delle righe a zig-zag usando sempre uno smalto del nostro colore preferito.

Se invece abbiamo realizzato una frech dritta, la nail art che più si addice può avere come protagonisti un fiore o un fiocco. Per chi è alle prime armi, è più facile disegnare il fiocco che richiede solo 3 mosse: 1) si disegnano due tringolini che si incontrano; 2) si disegna un puntino al centro, preferibilmente di un altro colore affinchè sembri realmente un fiocco.

Per le più esperte, è possibile sostituire il fiocco con il fiore, disegnando anche in tal caso, i petali di un colore diverso rispetto all’area centrale. Ricordate che lo stuzzicadenti essendo privo di setole non rilascia molto colore come un normale pennello da nail art, per cui va utilizzato picchiettando delicatamente ma sempre con vigore.


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La coltivazione del finocchio in Italia ha un’estensione di circa 19.000 ettari in pieno campo.

Generalità
Il finocchio preferisce terreni fertili e profondi, ben drenati, ricchi in sostanza organica e ben dotati in elementi nutritivi per poter sviluppare un apparato radicale forte e ben approfondito. Sono da evitare i ristagni di acqua ed i terreni troppo sciolti. Preferisce i terreni con una reazione attorno alla neutralità, pH 5,8-6,9. Il finocchio è sensibile all’irrigazione, in particolare nel momento della formazione del grumolo o pomo, al fine di evitare l’emissione dell’infiorescenza. Resiste bene alla salinità ed è tollerante alle carenze in boro e magnesio.

Asporti e fabbisogno di nutrienti

Il finocchio in coltivazione estiva, per un ciclo di circa 120 giorni asporta elevate quantità di azoto e potassio.
In tabella 1 sono riportate le asportazioni suddivise per le differenti produzioni di materia verde.

In un ordinamento colturale prevalentemente orticolo, le foglie e le radici restano sul terreno e vengono interrate con le successive lavorazioni. In tal caso gli asprti devono considerare solo i valori della produzione di grumoli.

Ruolo e apporto dei nutrienti
Considerando le asportazioni di cui sopra, riportiamo in tabella 2 gli apporti di nutrienti per soddisfare il fabbisogno nutritivo di una coltura di ciclo classico.

Tecnica di coltivazione

Coltura in pieno campo: (Le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Il Finocchio si avvantaggia di concimazioni complete, perché è una specie abbastanza esigente in azoto, fosforo, potassio e calcio. La quantità di elementi da apportare con la concimazione è in funzione tra l’altro sia della dotazione del terreno, sia degli asporti, sia delle perdite che avvengono per cause diverse.
Un giusto apporto di azoto è determinante per la produzione, con relativo aumento delle rese. Attenzione agli eccessi che, possono portare ad accumuli di nitrati nel prodotto. Le concimazioni azotate in copertura vanno compiute in modo frazionato, dopo il diradamento e dopo l’affrancamento della coltura trapiantata e alla rincalzatura. Nelle prove di concimazione è risultato maggiormente efficace il nitrato ammonico rispetto all’urea.
Il finocchio è sensibile alla carenza che si manifesta con sviluppo ridotto e fogliame clorotico.
Il finocchio è una pianta con esigenze irrigue elevate. Occorre evitare sbalzi nel tenore idrico del terreno in tutte le fasi colturali, dalla nascita in poi. Gli sbalzi d’irrigazione determinano una veloce salita a seme e la formazione di grumoli piatti, di piccola dimensione e spaccati. La produzione totale è fortemente influenzata dall’equilibrio idrico del terreno. Il volume irriguo stagionale dipende dall’andamento meteorico; in alcune annate può raggiungere i 4.000 mc/ha.
L’irrigazione può essere fatta anche con sistemi ad aspersione, di recente si impiegano sempre più frequentemente dei sistemi di microaspersione come la distribuzione goccia a goccia.


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Sono frutto del distaccamento dei legamenti che tengono saldi i filamenti di natura proteica che compongono i capelli. Parliamo delle doppie punte, e dell’anomalia che le genera legata a sua volta a numerose cause di natura endogena ed esogena. Le prime sono legate a tutto quello che avviene all’interno dell’organismo e comprendono dieta squilibrata con consumo eccessivo di cibi dolci e grassi, bevande zuccherine, e alcol ma anche l’assunzione accessiva di farmaci mentre le seconde riguardano cause esterne come l’uso costante di piastre, arricciacapelli e l’esposizione eccessiva alle alte temperature, ma anche l’utilizzo di tinture, trattamenti chimici (permanenti, stiratura chimica) e prodotti aggressivi.

I capelli diventano più fragili e i legamenti che fissano le molecole proteiche si sfaldano, portando il capello a spaccarsi in due o più frammenti. Il capello, soprattutto sulle estremità, diventa sempre più arido e secco, per cui la chiave per prevenire le doppie punte è in primis, dare idratazione. Da qui l’esigenza di combattere il problema, non solo intervenendo dall’interno, e abbracciando un regime alimentare più equilibrato, ricco di vitamine e minerali e povero di grassi e zuccheri, ma anche dall’esterno modificando alcune cattive abitudini.

Come quella di utilizzare prodotti per lo styling troppo aggressivi, che in genere contengono tra i primi posti nella lista degli ingredienti (Inci), siliconi, tensioattivi e petrolati. Queste sostanze detergono in maniera profonda, inaridendo il capello e generando il classico “effetto crespo” che notiamo soprattutto quando ne facciamo un uso molto frequente. Prediligiamo invece detergenti che contengano principi attivi vegetali, e che siano privi di sles e siliconi, con il vantaggio di pulire il capello in maniera delicata, senza “strapazzarlo” troppo.

Cerchiamo di non sottoporre il capello a troppo stress evitando permanenti e tinture; in alternativa per realizzare riflessi e coprire i capelli bianchi usiamo l’hennè naturale. Quando li asciughiamo inoltre, l’ideale sarebbe tamponare con un’asciugamano senza strofinare in maniera energica, per poi pettinare delicatamente utilizzando spazzole in setole naturali. La chioma quando è ancora umida può essere curata con olio protettivo, ne bastano poche gocce da applicare sulle punte e avrete trovato un’ottima soluzione efficace ed ecobio, per prevenire le doppie punte.


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