Unghie sane e forti, ma anche curate e originali. Una delle tecniche più utilizzate per tenerle sempre in ordine, è la French Manicure che può essere di 2 tipi, classica, con lunetta bianca e unghia trasparente o al massimo dipinta con smalto lattiginoso, e colorata, che è uno dei trend più amati degli ultimi anni, con unghia trasparente e lunetta colorata, per un risultato fresco e alla moda. In entrambi i casi, la prima mossa da fare resta quella di applicare una base trasparente, che ha lo scopo di fare da primer e di proteggere l’unghia. Per quanto riguarda la french tradizionale, ci sono diversi metodi per realizzarla in casa, con una spesa minima e un esito sorprendente. Possiamo farlo in 3 modi: a mano libera oppure utilizzando delle lunette adesive o del semplice scotch.

Per quanto riguarda la prima tecnica, bisogna pulire bene il nostro pennello, accertandosi che non sia troppo intriso di smalto. Utilizzeremo ovviamente uno smalto bianco super coprente e posizioneremo il pennello al lato dell’unghia facendolo scivolare sino al centro, per poi girarlo verso l’altro lato. Se facciamo qualche errore, per rimuovere le sbavature utilizzeremo la penna specifica per cancellarle. In questo modo eviteremo la presenza di lunette frastagliate e disomogenee.

In commercio propongono delle lunette adesive che sono adatte a chi non ha la mano ferma e la giusta dimistichezza per realizzare una discreta french a mano libera. Si utilizzano applicandole sopra la parte bianca dell’unghia, passando lo smalto nell’area in cui non c’è la lunetta adesiva. Se non riusciamo a procurarci le lunette adesive, possiamo utilizzare del semplice scotch che sarà ritagliato seguendo la linea naturale della classica lunetta e posizionato partendo dal lato dell’unghia sino a quello opposto.

C’è chi preferisce la frech classica, perchè è versatile, slancia la mano, e la rende più elegante e sobria. Ma in vista dell’estate, c’è anche chi desidera cambiare e avere mani e unghie colorate e vivaci. Da qui l’esigenza di realizzare delle french colorate utilizzando lo stesso procedimento di cui abbiamo parlato sinora, ma sostituendo lo smalto bianco da french con uno colorato; di grande tendenza sono a tal proposito, gli smalti nelle nuances dell’azzurro, del rosa peonia, dell’arancio, del verde acqua o del fucsia. Volendo, se vogliamo osare e sfoggiare unghie colorate ma anche molto originali, possiamo cambiare la forma della lunetta che può essere lineare od obbliqua.

Per realizzare quella obbliqua partiamo dalla punta dell’unghia, saliamo su, facciamo aderire perfettamente lo scoth e applichiamo lo smalto colorato nella zona dove non c’è l’adesivo. Se preferiamo la versione lineare, basta realizzare una linea dritta, invece di seguire la forma naturale della nostra lunetta. In genere questo tipo di frech è accompagnato da una nail art: ad esempio sulla french obbliqua possiamo disegnare dei pois o delle righe che attualmente fanno tanto fashion.

Com fare? Sempre con strumenti casalinghi come uno stuzzicandenti! Nel caso dei pois basta intingere la punta dello stesso nello smalto per disegnare dei cerchietti molto piccoli sulla parte interna della nostra lunetta mentre nel caso delle strisce, basta disegnare delle righe a zig-zag usando sempre uno smalto del nostro colore preferito.

Se invece abbiamo realizzato una frech dritta, la nail art che più si addice può avere come protagonisti un fiore o un fiocco. Per chi è alle prime armi, è più facile disegnare il fiocco che richiede solo 3 mosse: 1) si disegnano due tringolini che si incontrano; 2) si disegna un puntino al centro, preferibilmente di un altro colore affinchè sembri realmente un fiocco.

Per le più esperte, è possibile sostituire il fiocco con il fiore, disegnando anche in tal caso, i petali di un colore diverso rispetto all’area centrale. Ricordate che lo stuzzicadenti essendo privo di setole non rilascia molto colore come un normale pennello da nail art, per cui va utilizzato picchiettando delicatamente ma sempre con vigore.


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La coltivazione del finocchio in Italia ha un’estensione di circa 19.000 ettari in pieno campo.

Generalità
Il finocchio preferisce terreni fertili e profondi, ben drenati, ricchi in sostanza organica e ben dotati in elementi nutritivi per poter sviluppare un apparato radicale forte e ben approfondito. Sono da evitare i ristagni di acqua ed i terreni troppo sciolti. Preferisce i terreni con una reazione attorno alla neutralità, pH 5,8-6,9. Il finocchio è sensibile all’irrigazione, in particolare nel momento della formazione del grumolo o pomo, al fine di evitare l’emissione dell’infiorescenza. Resiste bene alla salinità ed è tollerante alle carenze in boro e magnesio.

Asporti e fabbisogno di nutrienti

Il finocchio in coltivazione estiva, per un ciclo di circa 120 giorni asporta elevate quantità di azoto e potassio.
In tabella 1 sono riportate le asportazioni suddivise per le differenti produzioni di materia verde.

In un ordinamento colturale prevalentemente orticolo, le foglie e le radici restano sul terreno e vengono interrate con le successive lavorazioni. In tal caso gli asprti devono considerare solo i valori della produzione di grumoli.

Ruolo e apporto dei nutrienti
Considerando le asportazioni di cui sopra, riportiamo in tabella 2 gli apporti di nutrienti per soddisfare il fabbisogno nutritivo di una coltura di ciclo classico.

Tecnica di coltivazione

Coltura in pieno campo: (Le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Il Finocchio si avvantaggia di concimazioni complete, perché è una specie abbastanza esigente in azoto, fosforo, potassio e calcio. La quantità di elementi da apportare con la concimazione è in funzione tra l’altro sia della dotazione del terreno, sia degli asporti, sia delle perdite che avvengono per cause diverse.
Un giusto apporto di azoto è determinante per la produzione, con relativo aumento delle rese. Attenzione agli eccessi che, possono portare ad accumuli di nitrati nel prodotto. Le concimazioni azotate in copertura vanno compiute in modo frazionato, dopo il diradamento e dopo l’affrancamento della coltura trapiantata e alla rincalzatura. Nelle prove di concimazione è risultato maggiormente efficace il nitrato ammonico rispetto all’urea.
Il finocchio è sensibile alla carenza che si manifesta con sviluppo ridotto e fogliame clorotico.
Il finocchio è una pianta con esigenze irrigue elevate. Occorre evitare sbalzi nel tenore idrico del terreno in tutte le fasi colturali, dalla nascita in poi. Gli sbalzi d’irrigazione determinano una veloce salita a seme e la formazione di grumoli piatti, di piccola dimensione e spaccati. La produzione totale è fortemente influenzata dall’equilibrio idrico del terreno. Il volume irriguo stagionale dipende dall’andamento meteorico; in alcune annate può raggiungere i 4.000 mc/ha.
L’irrigazione può essere fatta anche con sistemi ad aspersione, di recente si impiegano sempre più frequentemente dei sistemi di microaspersione come la distribuzione goccia a goccia.


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Sono frutto del distaccamento dei legamenti che tengono saldi i filamenti di natura proteica che compongono i capelli. Parliamo delle doppie punte, e dell’anomalia che le genera legata a sua volta a numerose cause di natura endogena ed esogena. Le prime sono legate a tutto quello che avviene all’interno dell’organismo e comprendono dieta squilibrata con consumo eccessivo di cibi dolci e grassi, bevande zuccherine, e alcol ma anche l’assunzione accessiva di farmaci mentre le seconde riguardano cause esterne come l’uso costante di piastre, arricciacapelli e l’esposizione eccessiva alle alte temperature, ma anche l’utilizzo di tinture, trattamenti chimici (permanenti, stiratura chimica) e prodotti aggressivi.

I capelli diventano più fragili e i legamenti che fissano le molecole proteiche si sfaldano, portando il capello a spaccarsi in due o più frammenti. Il capello, soprattutto sulle estremità, diventa sempre più arido e secco, per cui la chiave per prevenire le doppie punte è in primis, dare idratazione. Da qui l’esigenza di combattere il problema, non solo intervenendo dall’interno, e abbracciando un regime alimentare più equilibrato, ricco di vitamine e minerali e povero di grassi e zuccheri, ma anche dall’esterno modificando alcune cattive abitudini.

Come quella di utilizzare prodotti per lo styling troppo aggressivi, che in genere contengono tra i primi posti nella lista degli ingredienti (Inci), siliconi, tensioattivi e petrolati. Queste sostanze detergono in maniera profonda, inaridendo il capello e generando il classico “effetto crespo” che notiamo soprattutto quando ne facciamo un uso molto frequente. Prediligiamo invece detergenti che contengano principi attivi vegetali, e che siano privi di sles e siliconi, con il vantaggio di pulire il capello in maniera delicata, senza “strapazzarlo” troppo.

Cerchiamo di non sottoporre il capello a troppo stress evitando permanenti e tinture; in alternativa per realizzare riflessi e coprire i capelli bianchi usiamo l’hennè naturale. Quando li asciughiamo inoltre, l’ideale sarebbe tamponare con un’asciugamano senza strofinare in maniera energica, per poi pettinare delicatamente utilizzando spazzole in setole naturali. La chioma quando è ancora umida può essere curata con olio protettivo, ne bastano poche gocce da applicare sulle punte e avrete trovato un’ottima soluzione efficace ed ecobio, per prevenire le doppie punte.


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In Italia, la coltivazione della lattuga ha un’estensione di circa 18.400 ettari in pieno campo, e di circa 1.200 ettari in serra.

Le rese e gli asporti sono nettamente inferiori per le produzioni invernali, soprattutto per il fosforo. Alcuni autori segnalano la carenza in fosforo come uno dei principali problemi per le colture in terreni freddi.

Ruolo e apporto dei nutrienti
Azoto
Bisogna fare molta attenzione agli eccessi di azoto, sia minerali che organici. Essi favoriscono gli attacchi fungini e ritardano la maturazione del cespo. Attenzione agli accumuli di nitrati nel prodotto.
Fosforo
E’ dimostrato che in terreni freddi si possono manifestare delle carenze. In coltura protetta la lattuga approfitta molto bene del fosforo residuo della coltura precedente per cui l’apporto di questo elemento non è così indispensabile.
Potassio
I fabbisogni di potassio sono maggiori in inverno piuttosto che nei periodi con la lunghezza del giorno in crescita o a giorno lungo. Alcuni autori sostengono che si ha un rapporto K/N pari a 4 in inverno e pari a 3 in primavera. Inoltre sembra che questo rapporto abbia un’influenza sulla necrosi marginale. Nei terreni con scarsa disponibilità di potassio, o in coltura invernale risulta positiva un applicazione di nitrato di potassio mediante fertirrigazione, prima che cominci a chiudere il cespo.
Magnesio
La coltivazione della lattuga non ha particolari problemi a riguardo del magnesio, a condizione che il terreno ne sia normalmente dotato e che la concimazione potassica non sia troppo elevata.
Calcio
Un aumento del contenuto in calcio accresce la resistenza.
Microelementi
La lattuga è sensibile alle carenze in boro, in molibdeno, in zinco ed in rame. Per prevenire queste carenze, apportare regolarmente dei fertilizzanti contenenti microelementi.

Tecnica di coltivazione
Coltura in pieno campo: (Le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Per l’azoto ed il potassio, il periodo di più intensa asportazione coincide con la differenziazione dell’apice caulinare e con il periodo di maggiore produzione. L’impiego di fertilizzanti organici è sempre consigliabile. E’ stato accertato che il calcio migliora la serbevolezza dei cespi, ed il magnesio ne migliora la colorazione. Nel caso di coltivazione invernale si raccomanda di aumentare la dose di nutrienti a causa del maggior dilavamento e delle basse temperature. E’ buona regola apportare la maggior parte del fosforo e del potassio prima dell’impianto, e frazionare più possibile l’apporto azotato. La fertirrigazione o concimazione liquida si conferma la pratica più interessante per facilitare il frazionamento dell’azoto. Per quanto riguarda la semina, è possibile vedere questa guida su come coltivare la lattuga su Coltivazione.net.

Coltura in ambiente protetto: (Le indicazioni riportate di seguito si considerano per un terreno normalmente dotato).
Oltre alle considerazioni gia fatte per la coltivazione in pieno campo, per la coltura in serra, le cure colturali saranno più attente, specialmente per quanto riguarda l’irrigazione e la concimazione in copertura. Questa dovrà essere un po’ più ricca, tenendo presente che la lattuga non sopporta la salinità.
E’ buona norma applicare i fertilizzanti con la fertirrigazione, con turni frequenti, sottoforma di soluzione nutritiva alla concentrazione dell’1,5-1,8 per mille.
L’irrigazione è uno degli strumenti essenziali per ottenere una produzione abbondante e di buona qualità. E’ importante mantenere un costante grado d’umidità nel terreno, senza mai provocare ristagni d’acqua.
In generale si considera un consumo di acqua pari a 2.000-3.000 mc/ha. La lattuga non tollera acque con salinità superiore a 2,0-2,2 mS/cm.
Il sistema d’irrigazione può essere a pioggia, preferendo in ogni caso la microirrigazione e la fertirrigazione.


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La coltivazione del sedano in Italia ha un’estensione totale di circa 3.900 ettari. Di questi circa 3.700 ettari sono coltivati in pieno campo, e circa 220 ettari come coltura protetta.

Generalità
Il sedano è una pianta che richiede un terreno profondo e fresco, ricco di sostanza organica, con un pH compreso tra 6,5-7,5. E’ abbastanza tollerante alla salinità.
La coltura del sedano è molto sensibile alle carenze di magnesio e di boro. Quest’ultima però può essere facilmente prevenuta con periodiche concimazioni organiche. Attenzione, il sedano risente negativamente degli apporti diretti di letame. E’ preferibile anticipare la concimazione organica alla coltura precedente o in autunno-inverno prima dell’impianto.
E’ molto sensibile agli eccessi di calcare, ha un apparato radicale sensibile all’asfissia e teme la siccità.

Asporti e fabbisogno di nutrienti
La tabella degli asporti riportati di seguito riguarda diversi autori. I valori delle asportazioni riguardano una coltura coltivata su terreno fertile normalmente dotato in elementi nutritivi, per varie produzioni.
Il sedano è una pianta che ha una buona asportazione di sodio, Anstett stima il valore in circa 100 kg/ha di Na2O.

Ruolo e apporto dei nutrienti
Azoto
Gli autori di una prova pluriennale svolta in Francia sulla concimazione azotata del sedano, hanno concluso, che una concimazione azotata di 200 unità ha dato dei rendimenti scarsi. Con 400 unità le rese sono state più elevate o uguali al dosaggio di 300 unità, ma non sono migliorate gli aspetti qualitativi commerciali.
In conclusione, in un terreno normalmente dotato in sostanza organica, una concimazione azotata di 300 unità è più che sufficiente per assicurare un ottimo rendimento. Nel caso in cui la coltura di sedano sia preceduta da una concimazione letamica superiore a 50 t/ha, è possibile ridurre la concimazione azotata a 200 unità.
Un frazionamento della concimazione azotata superiore a 3 applicazioni non migliora oltre i rendimenti.
Infine, i risultati analitici del prodotto finale rilevano che il tasso in nitrati aumenta con l’aumentare della concimazione azotata.
Fosforo
Un apporto di 100-160 unità/ha di anidride fosforica, in un terreno normalmente dotato, sembra sufficiente a soddisfare l’esigenze della coltura.
Potassio
La forma con cui si somministra il potassio è molto importante, perché il cloruro ha un’azione favorevole non solo sulla produzione ma anche sulla qualità.
Se non si oltrepassano le 200 unità/ha di K2O, non è necessario l’apporto frazionato.
Magnesio
Per il magnesio le asportazioni si attestano tra le 15 e le 25 unità/ha di MgO. Questa limitata quantità fa si che spesso i produttori non tengano in considerazione l’apporto di questo elemento.
Al contrario la comparsa delle carenze spesso ci indicano l’esigenza di apportare questo elemento, ma non sempre i sintomi da carenza sono dovuti ad una carenza di magnesio. Essi possono provenire da squilibri dovuti ad eccessi di potassio o di calcio, o dei due insieme. Inoltre ci possono essere cause legate alla sensibilità di alcune varietà. La presenza di solfati accentua la carenza.
Per evitare queste spiacevoli carenze, si consiglia: utilizzare varietà poco sensibili; evitare un eccesso nella concimazione potassica; evitare la coltivazione su terreni con pH troppo elevato.
In caso di sintomi da carenza, intervenire con applicazioni fogliari con prodotti a base di magnesio. Per es. solfato di magnesio alla concentrazione del 1-1,5%
Boro
Il sedano è molto sensibile alle carenze da boro. In generale, abbiamo un arresto della vegetazione. Le foglie diventano dure, croccanti, le nervature delle coste presentano delle screziature marroni sulla superficie esterna.
Tra le cause delle carenze, oltre al terreno più o meno ricco, ci sono:
-il clima: la siccità favorisce la carenza in boro;
-la stagione: le carenze sono più frequenti in autunno che in primavera;
-le varietà: le varietà verdi sono meno sensibili;
-l’eccesso di calcio;
-il rapporto K/B: i sintomi di imbrunimento appaiono quando il rapporto K/B nei piccioli è superiore a 3.000.
Per correggere le carenze:
-evitare i terreni calcarei;
-evitare elevati apporti di potassio;
-apportare boro con i trattamenti fogliari;
-apportare del boro al terreno, ma fare attenzione a non oltrepassare le dosi prescritte dall’analisi del terreno, al fine di evitare fenomeni di tossicità.
Sodio
Il sodio avrebbe un’azione favorevole nei seguenti casi:
-quando il tasso di potassio è basso;
-quando si coltivano delle varietà giallo-dorate;
-quando il tasso di sodio scambiabile nel terreno è basso;
-in presenza di carenze di boro.

Tecnica di coltivazione
Apportare i fabbisogni di azoto in copertura, frazionando gli apporti in 2 o 3 volte tra il trapianto e la rincalzatura per l’imbianchimento. Si somministra l’azoto sottoforma d diversi fertilizzanti, quali: solfato ammonico, nitrato di sodio, nitrato ammonico e nitrato di potassio.
La coltivazione del sedano si può considerare su tre diversi cicli:
-Sedano da estate;
-Sedano da inverno;
-Sedano in coltura protetta.
Coltivazione in coltura protetta
La coltivazione forzata del sedano da coste può essere fatta in serre o tunnel grandi, freddi o riscaldati, in tunnel medi e in tunnel piccoli.
Il ciclo può essere autunno-invernale o invernale-primaverile, senza che vi siano grani diversità nella tecnica colturale, salvo ovviamente le diverse epoche di trapianto e di raccolta.
Irrigazione: la coltura del sedano presenta elevate esigenze idriche, e quindi richiede, in particolare nel periodo estivo, delle irrigazioni frequenti, in modo che siano mantenuti livelli di umidità vicini alla capacità di campo, per tale motivo, si richiedono terreni ben drenati e strutturati.


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